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COMMERCIO: DIMINUISCE IL POTERE D’ACQUISTO E LA QUALITÀ DELL’OCCUPAZIONE

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POTERE ACQUISTO Dieci miliardi di euro e una spesa pro-capite di 167 euro: è il bilancio del Natale 2019 secondo il Codacons che registra una riduzione della spesa complessiva per le festività appena trascorse. Quest’anno solo per i regali si registrerebbe in alcuni comparti una contrazione fino al 7% rispetto al 2018. Sullo stato di salute del settore interviene, oggi, Mario Colleoni, segretario generale della FILCAMS-CGIL di Bergamo.

“La fiducia e i ricavi del commercio sono in leggero calo: dopo la lieve ripresa degli scorsi anni è, infatti, tornata a frenare la spesa di famiglie e cittadini. Se non emergeranno inversioni di tendenza improvvisi l’anno si chiuderà con il segno negativo. È una crisi che nei fatti non accenna a esaurirsi. La nuova frenata nella spesa delle famiglie è comportamento inevitabile in un Paese dove il potere d’acquisto stenta a crescere. Se non ci saranno inversioni di tendenza, il 2019 si chiuderà con una flessione del 0,4% delle vendite. I lavoratori hanno inoltre guadagnato meno nel 2018 rispetto al 2017.
È chiaro che le riforme del mercato del lavoro, definite negli anni di crisi, hanno condizionato la modesta crescita dei salari reali dal 2010 ad oggi, e hanno portato purtroppo ad un aumento notevole delle disuguaglianze sociali. Scelte, di riforma, fatte in un Paese, dove a crescere è stato solo il lavoro povero e che hanno portato ad una crescita della flessibilità verso il basso dei salari, indebolendo di fatto i lavoratori e diminuendo le loro tutele reali.
Tanti i fattori che oggi mettono a dura prova il settore, dalla grande avanzata del commercio elettronico per lo più gestito da grandi società estere, fino ad arrivare appunto alla relativa crescita dei salari reali e che inducono famiglie e cittadini a temere per il loro futuro. La riduzione del tasso di risparmio verificatasi negli ultimi dieci anni non ha precedenti e spesso questa scelta si materializza per assenze di alternative. Molti sono i cittadini che per rispondere ai propri bisogni primari hanno dovuto erodere i risparmi propri o dei famigliari, cosi come tanti hanno dovuto indebitarsi.
Nella grande distribuzione alimentare, nel terzo trimestre, le vendite arretrano leggermente e con esse il numero di addetti delle imprese del commercio al dettaglio. A Bergamo si evidenzia, tra l’inizio e la fine del trimestre, un saldo negativo dello 0,3%. La qualità dell’occupazione nel settore tende a peggiorare nel commercio e nei servizi. Oltre a situazioni oggi estremamente critiche che vedono coinvolti i lavoratori di grandi gruppi quali Mercatone Uno e Conad-Auchan, ci sono numerose piccole realtà dove nel complesso operano migliaia di lavoratori dei quali poco si parla ma che si trovano spesso con poche tutele.
Il rischio, anche per Bergamo, è quindi che la stagnazione certificata a livello nazionale dall’andamento del Pil si rifletta in un rallentamento dell’occupazione e in un calo della fiducia dei consumatori, condizionando la lieve crescita dei consumi verificatasi nei primi mesi del 2019. Il dato negativo fatto registrare poi dalla grande distribuzione alimentare a Bergamo rappresenta un ulteriore campanello d’allarme. Le famiglie lombarde dal 2011 ad oggi hanno perso il 3,5% di potere d’acquisto e a Bergamo la situazione è simile. Le difficoltà del commercio, che coinvolgono anche i piccoli commercianti, sembrano ormai strutturali. Per questo c’è bisogno di un intervento urgente per fronteggiarle.
Sarà fondamentale stimolare al più presto un clima economico positivo, in grado di fornire prospettive durature di aumento dei redditi familiari, nonché sostenere le famiglie in grave difficoltà economica, al fine di evitare effetti negativi sulla tenuta complessiva del tessuto sociale. Una crescita salariale più forte è vitale per il futuro del sistema Paese e lo è, non solo per ritrovare un’equità sociale ormai dispersa, ma anche per stimolare una crescita reale e creare posti di lavoro di qualità”.